Il viaggiatore primordiale

Il viaggiatore primordiale

24/03/2020 0 Di enjoyourtravel
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Qualche mese fa ho affrontato uno degli esami di antropologia necessari al completamento del percorso per diventare insegnante; l’antropologia culturale mi ha sempre affascinato moltissimo, ma non credevo che dentro quelle pagine, avrei potuto trovare una risposta che desse senso a quel sentimento sempre presente: il bisogno “dell’eterno peregrinare”

Eccone qui una sintesi.

Iniziamo dal termine: le parole da sole racchiudono già la metà del concetto, il resto lo forma il contesto; ebbene il termine “viaggio” deriva dal provenzale viatge, che a sua volta proviene dal latino viaticum. Il viaticum era nel mondo romano ciò che era necessario per il viaggio, la parola nasce quindi in relazione a ciò che serviva per spostarsi, è chiaro infatti che non tutti i viaggi sono d’esplorazione ma che anzi, il più delle volte ci si spostava (e ci si sposta) per migliaia di motivi, spesso non piacevoli: lavoro, salute, fuga da situazioni disperate.

Tutto ciò spesso ci induce a credere che la fuga, l’allontanamento siano condizioni estreme, disperate, di enorme dolore e questo lo sa bene chi, come noi o come mille altre persone si trova a vivere lontano dalla propria terra: ogni volta che si torna a casa, un legame viscerale ti trattiene, ti fa soffrire, ti fa sentire in colpa per aver scelto un’altra casa, lontana, diversa…

Ma se tutto è così facile, allora, perché non rimaniamo ognuno al proprio posto?

Il capitolo che stavo leggendo si chiamava “Homo viator” e faceva riferimento ad un’opera di Gabriel Marcel considerata un punto di riferimento per l’antropologia culturale.

Il termine “viator” in latino significa appunto “viaggiatore-viandante”.

Questa espressione rende perfettamente lo stato d’animo di un viaggiatore, significa infatti che l’uomo, per sua stessa natura, è in cammino da sempre; la sua vita, la sua specie è nata con la peregrinazione, con il viaggio, con la migrazione: è una condizione profonda dell’esistenza umana, dell’essere uomo.

Mi piace ricordare una celebre frase dell’antropologo Leroi-Gourhan: “la storia dell’umanità inizia con i piedi”. Tutto ciò è estremamente esemplificativo: è stato il viaggio iniziale dei primi uomini a permettere che il genere homo si espandesse su tutta la terra ed è chiaro che non può essere stato il semplice cammino in cerca di risorse ad indurre l’uomo a spostarsi fino ad occupare tutti gli spazi vivibili del pianeta. Quegli uomini hanno sentito sin dall’inizio della loro esistenza quell’istinto atavico del guardare oltre, del vedere un po’ più in là, del cercare nuovi orizzonti. L’uomo vive un viaggio continuo non perché sia un “vagator”, ma perché è un “viator”, perché il suo dna è segnato dal cammino.

Mai come ora che ci si chiede di resistere, di stare in casa, questo sentimento è attuale e presente in tutti, anche nei più pantofolai che amano il divano e il pigiama. Ecco: quella sensazione di costrizione che provate adesso tra le mura delle vostre case (comode e adorabili ovviamente) è la stessa che prova un viaggiatore “tra le mura della sua casa/patria” (ugualmente comoda e ugualmente adorabile)!!!

Quindi: non criticateci quando abbiamo il bisogno di guardare un po’ più in là; quando cerchiamo un lavoro un po’ meno stabile, ma un po’ più libero; quando i nostri amici più cari parlano venti lingue diverse e provengono da tutti i paesi del mondo; quando a Natale mangi le ricette di mille posti e festeggi anche in giorni alternativi, perché capisci che è festa quando la senti nel cuore e non quando è rosso sul calendario; quando tutti i nostri risparmi sono dedicati a vedere quell’angolino di mondo che ancora ci manca e poi quello ancora un po’ più lontano.

Nonostante tutto ciò, nonostante questo articolo possa averci messo ancora più voglia di fare la valigia e scappare via, adesso è il momento di resistere, di fare forza a tutto il nostro impegno e più che mai collaborare e cooperare oggi se vogliamo tornare ad avere orizzonti domani. Poco importa poi se il vostro orizzonte sia il pizzaiolo del paesino accanto o l’isola più sperduta dell’Indonesia, è comunque l’homo viator che c’è in noi.

Stiamo uniti, resistiamo.